L’unica pizza napoletana a Roma Da Michele

Nei miei 11 anni a Roma mi sono sempre sentito orfano di qualcosa, di una vera pizza napoletana, dopo aver provato centinaia di pizzerie suggerite ogni volta da amici e colleghi avevo perso ogni speranza, poi un giorno la Pizzeria storica Da Michele ha deciso di aprire una sede a Roma e si è riaccesa la speranza.

Su via Flaminia 80/82, non molto lontano da Piazza del Popolo, proprio nella sede del museo per bimbi Explora ha aperto la prima vera pizzeria napoletana di Roma.

Da quando ha aperto ci sono state alcune variazioni, ma la pizza è per fortuna rimasta invariata.

Le prime volte che ci siamo andati, il locale era troppo elegante e moderno per il genere di pizzeria che è Michele a Napoli, ma forse la capitale aveva richiesto un immagine un po’ diversa, tale da giustificare i prezzi non proprio popolari. Ai tavoli c’erano calici da vino ed eleganti bicchieri bombati per l’acqua, c’era una selezione di birre speciali che partivano da costi un pò eccessivi, invece della più classiche Peroni o Nastro azzurro che ti aspetti di trovare a 2€ in pizzeria.

Per fortuna nel locale c’erano le foto storiche di Michele e quelle dei vicoli di Napoli che ricordano ai visitatori la storia della pizzeria ed il luogo di origine della vera pizza napoletana.

Sotto le scale che portavano al piano superiore, c’era un elegante vetrinetta rossa con una bella mostra di alcuni eleganti pastori del presepe napoletano, più qualche pulcinella d’autore.

Non c’erano purtroppo nel menù gli antipasti tipici delle pizzerie napoletane, niente cuoppo di fritti, ne pizzelle con il pomodoro fresco, niente zeppole o panzarotti, ma solo degli antipasti un po’ vip, con prosciutto e mozzarelline accompagnate da creme al pomodoro e strisce di pasta di pizza fritte ed altre cose che non ordinerei mai in pizzeria.

Per difenderci dunque da questa carenza decidemmo di mangiare per antipasto una pizza marinara divisa in due e poi di mangiare due margherite, una classica ed una con doppia mozzarella, il tutto accompagnato da due peroni gran riserva che per quanto buone birre, erano decisamente troppo costose.

Nell’attesa un po’ eccessiva delle pizze ci accorgemmo del carattere troppo chic del locale, non c’erano  i tavoli di marmo ed i camerieri urlanti, c’era troppa sobrietà nel servire e mancava quel folclore che mi avrebbe fatto sentire di più a casa.

Le pizze erano ottime e della classica dimensione che fuoriesce dal confini del piatto, ma il costo finale era veramente esagerato e da dimenticare.

Nelle sortite successive il locale non era cambiato molto ed aveva mantenuto quel suo essere troppo in per una pizzeria, ma ieri quando siamo tornati ci siamo accorti di piccoli cambiamenti.

L’estetica del locale è rimasta la stessa, pareti bianche eleganti, un bancone lunghissimo con il forno a vista, una scultura moderna del Vesuvio sull’arco della sala principale, il terrazzino esterno molto riservato, ma qualcosa era diverso, i tavolini, dal bianco asettico erano passati ad avere dei piani in marmo chiaro, sul tavolo c’è solo un tovagliolo di carta, due posate e niente altro. I menù sono stati ridisegnati e ci sono state aggiunte e sostituzioni.

Ora tra le pizze tradizionali è spuntata una pizza Cosacca, vi giuro che in più di 30 anni di vita a Napoli, non avevo mai sentito parlare di questa pizza con pomodoro, pecorino ed origano, ma da quando l’hanno follemente esibita nel programma di Alessandro Borghese 4 ristoranti, chissà perché comincia a spuntare come i funghi nelle pizzerie napoletane. Ebbene, uno dei miei nonni che mangiano la pizza con il pecorino, io proprio non riesco nemmeno ad immaginarlo, mi immagino quante bestemmie mi manderebbe mio nonno, se potesse tornare in vita e scoprire una simile eresia. 

Tra gli antipasti, invece hanno aggiunto qualche cosa di tradizionale, una frittata di pasta ad 1,50€ ed una tartina di riso, sempre da 1,50€. Le prendiamo subito ed aggiungiamo una margherita classica ed una Napoli (se siete napoletani sappiate che a napoli questa pizza la chiamano romana e l’hanno fatta per i romani, ma qui a Roma, non so per quale motivo la chiamano Napoli).

Ci mettono poco a portarci i fritti, dato che il locale di sabato a pranzo e abbastanza vuoto, ci sono giusto degli stranieri, tra cui alcuni si sono portati acqua e cappuccino direttamente dal bar, visti i prezzi. 😉

Purtroppo non son proprio delle dimensioni che ci aspettavamo, la frittata è minuscola e non è quella classica di napoli, invece della pasta con la besciamella ed i piselli, sono dei bucatini al sugo, poi fritti con l’uovo, nemmeno troppo saporiti, mentre l’altro fritto è un classico arancino di riso bianco napoletano, questo davvero ottimo, ma veramente troppo piccolo.

I camerieri sono passati dal formale delle prime volte al distaccato e scocciato, nel senso che sembra che ti stiano facendo un favore a servirti da mangiare, non ne capisco il motivo e non capisco perché non venga insegnato a sorridere ed chiacchierare con i clienti, almeno il minimo necessario.

Qualcosa non sta funzionando nel forno, me ne accorgo dalle pizze degli altri tavoli che stanno uscendo un tantino crude, ma per fortuna la mia pizza arriva ed è ben cotta, mentre quella di Simona stranamente viene infilata nuovamente nel forno ed arriva dopo molti minuti.

La pizza è enorme, sottile e morbida e fuoriesce dai bordi del piatto, è esattamente così che deve essere una vera pizza napoletana e se non lo capite lasciate pure perdere ed andate a mangiare nelle finte pizzerie napoletane di Roma.

L’impasto è buono ed il sapore del pomodoro è fresco, non deve essere stracotto, l’unica pecca è forse aver scelto di usare il fior di latte di Agerola, per i miei gusti troppo salato, sarebbe stato meglio usare un fior di latte classico o una provola fresca. La faccio fuori in un tempo record, tanto che Simona alla fine mi cede uno spicchio della sua, solo che tra acciughe ed origano mi rovino anche il piacevole gusto di margherita che mi era rimasto in bocca.

Per questa volta non prendiamo birre, siamo a dieta e già la pizza di per se non dovremmo prenderla, così prendiamo solo una ferrarelle, senza aggiungere nemmeno un dolce finale.

Il conto non è proprio uno scherzo, due fritti, due pizze ed una bottiglia d’acqua per pranzo ci costano 40€, ma per ora è l’unica pizza napoletana di tutta Roma degna di questo nome, a meno che uno non voglia farsi un bel pò di chilometri ed andare al centro commerciale Aprilia 2, ad Aprilia. 

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