Moi cucina dinamica

Il Moi cucina dinamica è un ristorante molto moderno ed elegante che si trova a collina Fleming in via Antonio Serra 15. 

Il locale è bellissimo con i suoi tavoli quadrati di legno lucido, le sedie moderne e colorate ed un ambientazione industrial e ben curata nei dettagli che lo rende davvero confortevole e rilassante.

Le pareti sono colorate di vari toni di grigio, con lo stacco creato dalle pareti laterali, una in mattoncini color terracotta, l’altra con uno spatolato scuro, tra il marrone ed il porpora, a tratti lucido, che si stacca dal grigio per creare un atmosfera più calda ed accogliente.

I soffitti sono tutti un gioco di tridimensionalità creata da cubi a sbalzo di dimensioni e toni di grigio differenti, che si alterano con cubi di legno senza un lato, con all’interno delle lampade semplici con lampadina industrial a vista.

Le posate vengono apparecchiate direttamente sul tavolo, tramite dei poggia posate appositi, i bicchieri ed i calici da vino sono molto eleganti ed il tovagliolo è di lino. Non ci sono tovaglie ne tovagliette, si mangia direttamente sul tavolo di legno.

Il locale da su una strada poco trafficata, con ampie vetrate che ti permettono di sfruttare la luce del giorno e di guardare fuori da qualsiasi posizione del locale, ci sono anche tavoli esterni, ma non preferiamo mai mangiare lungo la strada.

La musica di sottofondo è molto piacevole, non troppo alta da dare fastidio, accompagna la serata creando quella giusta atmosfera, sono tutti pezzi vocali molto soft di cantanti che nemmeno conosco, ma con ritmi rilassati.

Il menù è pieno di piatti interessanti, dai ravioli con pesce e mozzarella di bufala, alla Fassona ed i secondi di pesce, c’è una scelta interessante di piatti in stile gourmet che spaziano fino al dolce.

Per non dover scegliere tra i piatti e per lasciare libero sfogo allo chef, decidiamo di prendere il menù degustazione, che prevede sette portate, incluso il dolce.

Sulla carta dei vini ci sono molti bianchi e soli tre rossi, decidiamo di prendere solo due calici di rosso e quello disponibile al calice è un Verruzzo di un produttore toscano.

Un vino che si mantiene un po’ asprino e che comunque deve avere una dignitosa gradazione, perché a digiuno si sente abbastanza.

La ragazza che serve in sala è davvero molto dolce e gentile e ci illustra ogni piatto che ci porta, con estrema perizia, comincia servendoci un fuori menù offerto dalla casa.

Una bruschetta tonda con pomodori rossi e gialli ed un triangolino di sfoglia di mais con sopra le melanzane.

La bruschetta è croccante e gustosa ed è piacevole per aprire la cena, il triangolino con le melanzane è più interessante, le melanzane non sono morbide e si sente molto il sapore, il cuore della melanzana è salato, ma non da fastidio, anzi amplifica il sapore al palato.

Il cestino del pane, di morbida stoffa è pieno di pane scuro integrale, molto croccante e freschissimo, si sente nel retrogusto un’aroma di farina di segale.

La prima portata che ci servono è molto piacevole alla vista, un letto di crema di patate al limone, con gamberi rosa dal sapore molto delicato, con sopra un ciuffo di Salicornia capace di dare al piatto un aroma di mare, la sapidità e la croccantezza. Il peperone in polvere, forse arrostito, dona soltanto quell’aroma in più che accompagna un piatto ben riuscito.

Siamo piacevolmente sorpresi di come è iniziata la degustazione e non vediamo l’ora di continuare con il resto delle portate.

Come seconda portata ci arriva una tartare di Fassona al coltello con ciliege caramellate e misticanza, accompagnata da un ciuffo di purè di sedano rapa.  Qui si rasenta la poesia, la Fassona ben condita e non morbida si fa sentire sotto ai denti, contrasta con il dolce delicato delle ciliege. Il purè è fantastico forse anche troppo poco, l’aroma della misticanza completa il piatto dandogli quel gusto in più. Avrei giurato che l’erba sopra capace di dare una spinta in più al piatto fosse aneto, ma mi hanno detto che si trattava di finicchietto selvatico.

La portata successiva è uno sgombro in carpione sul letto di latte vaccino. Lo sgombro prima cotto e poi lasciato a marinare è delizioso e corposo, quando si mastica insieme alla crema di latte vaccino, diventa un po’ pastoso, ma offre quel sapore più intenso al palato che diviene pieno di sapori intensi. Le foglioline di menta, danno quel tocco di freschezza finale al piatto che non risulta troppo delicato come sapori.

Ci servono poi un raviolo al dente, con ripieno di gallinella e bufala. Il raviolo è gustoso, ruvido ed ha una sua corposità, è servito con una salsa di pomodoro talmente delicata, quasi da essere percepita. Sopra i cubetti di melanzana fritti, danno un tocco di sapore più intenso al piatto, che viene completato dall’aroma della maggiorana, che lascia al palato la sensazione di freschezza. Un piatto ben equilibrato e studiato.

Ci arriva un altro assaggio di primo, uno spaghetto chiaro all’aglione, senza pomodoro, condito con polvere di alghe nori e konbu. Lo spaghetto all’aglione senza sugo è un tantino troppo delicato nel gusto, viene per fortuna un pò equilibrato dal gusto e l’aroma dell’alga nori e dall’amaro lasciato di sicuro dall’alga lombi. È sicuramente un piatto particolare, ma rispetto agli altri, quello che mi ha colpito di meno.

La penultima portata è della ricciola cotta a perfezione. Dentro si mantiene succosa e leggermente rosa, ed il gusto è impreziosito da uno zabaione al Vermentino ed un qualche aroma leggermente limonoso. C’è anche una polvere di nero di seppia, che però non si sente e si perde completamente tra gli altri ingredienti.

Un piatto davvero molto piacevole, che conclude bene una cena deliziosa e studiata a puntino da uno chef molto capace. 

Manca solo il dolce per chiudere in bellezza la cena e dato che si tratta del compleanno di Simona, gli chiediamo di aggiungere una candeline.

Ci servono un tiramisù di forma sferica, molto elegante e semplice che si rivela davvero magnifico, la crema esterna è delicata e non stucchevole, poco dolce e dentro c’è un cuore di caffè amaro semiliquido con un retrogusto di cioccolato.

L’altro dolce è invece un semifreddo di cioccolato bianco, con un cramble alle mandorle su un letto di albicocche caramellate.

Un dolce molto fresco è gustoso, impreziosito dal gusto incredibile delle albicocche caramellate direttamente dallo chef.

Soddisfatti pienamente, come succede di rado a Roma, paghiamo un conto, molto onesto di 100€, con scontrino fiscale senza doverlo chiedere e facciamo uscire il cuoco in sala per fargli di persona i complimenti. E’ un ragazzo molto giovane, quindi ci fa ancora più piacere che sia in grado di cucinare già in questo modo fantastico.

Ci segnamo questo ristorante come un posto da frequentare più spesso e da suggerire a tutti quelli che vogliono qualcosa di più da una cena.

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