Mikachan tradizione giapponese a Roma

Chirashi

Da molto tempo volevamo provare questo ristorante giapponese di cui tutti parlavano positivamente e finalmente abbiamo trovato il tempo di andarci e siamo riusciti a prenotare nonostante il Covid imponga dei tempi di prenotazione di almeno tre settimane.

Mikachan si trova nel quartiere Infernetto, in Via Torcegno, 39, dietro una piccola zona commerciale.

Il locale si auto definisce Izakaya ed in realtà, data la scelta di sakè e birre giapponesi disponibili, sarebbe anche una definizione adeguata, ma è molto di più, si tratta di un vero e proprio ristorante dove poter provare i piatti tipici giapponesi, dal sushi cucinato con amore ed esperienza a tantissimi altri piatti di cui spesso gli italiani ignorano l’esistenza.

Si possono mangiare ramen e vari tipi di donburi, piatti tipici in scodelle con riso ed altri alimenti, stufati di carne, verdure cotte o sotto aceto ed anche piatti speciali come l’angulla.

Mika è una ragazza italiana che ha studiato cucina in Giappone ed è stata anche premiata per le sue capacità nella preparazione del sushi ed il suo ristorante è una vera e propria scommessa che sembra essere riuscita, tanto da aver ottenuto anche importanti riconoscimenti da associazioni giapponesi per la tutela della cucina autentica giapponese nel mondo.

Una di quelle che reputo più importanti è quella della Jetro, come Japanese food supporter, che viene riconosciuta solo ai ristoranti che rispettano le ricette originali ed utilizzano gli ingredienti tipici giapponesi.

Il locale anche se piccolo mi ha dato da subito la sensazione di trovarmi in un vero ristorante giapponese, non c’è una ricerca di design raffinata, non ci sono luci soffuse, ne minimalismi moderni, ma è tutto esattamene come di solito sono i veri ristoranti in Giappone.

C’è una grande vetrata che da sulla strada, e tanto legno chiaro, che riveste i tavoli ed il bancone, dove al momento non è più concesso mangiare, per colpa del distanziamento sociale.

Alle pareti ci sono tante riproduzioni di stampe giapponesi e qualche Noren che dona un tocco di colore, c’è uno schermo gigante che mostra video e foto raccolti nel tempo da Mika in Giappone e diffonde delle piacevoli musiche di sottofondo.

La cucina è visibile da una vetrata posta dietro il bancone, dove Mika con il marito sono sempre impegnati a preparare i piati.

Su una parete ci sono anche le tavolette in legno con il nome dei piatti serviti, io ne metterei di più e ci aggiungerei anche il prezzo scritto in giapponesi, perché sono la cosa che più mi ricorda il Giappone nei locali. 

Da un lato c’è una scaffalatura dove sono esposti, soprammobili, piatti, ciotole, bicchieri, tazze da tè e tantissime altre stoviglie tipiche giapponesi. Sono tutte cose accalcate che creano una piacevolissima confusione che mi ricorda molto la confusione delle credenze di casa e ti fa sentire accolto in un’ambiente familiare, una caratteristica che molti ristoranti giapponesi non hanno importato, ma che in Giappone è frequente.

I tavoli sono distanziati e si devono rispettare tutte le norme severe anti-covid, una cosa che trasmette sicurezza, ma che ostruisce i sorrisi e permette una minore comunicazione, tuttavia Mika riesce comunque a metterci a nostro agio, con una incredibile gentilezza e la competenza e l’amore con cui ci descrive i piatti e gli alcolici serviti.

Cominciamo brindando con  un piacevolissimo vino frizzante allo Yuzu, dolce e davvero piacevole per festeggiare un compleanno passato in cui non eravamo riusciti a prenotare il tavolo.

Come antipasto ordiniamo degli Tsukemono, una Korokke e degli Edamane e due birre alla patata dolce, mi avevano colpito molto nel gusto in Giappone ed è stato un piacer ritrovarle anche qui.

Da subito ci offrono un entree a base di alghe fritte in una sorta di pastella, sono davvero gustose e croccanti, con una nota dolce molto piacevole, un regalo davvero gradito.

Anche gli tsukemono sono molto buoni, marinati in aceto con una nota acida, una dolce ed una amarognola ed un retrogusto persistente che rimane in bocca. La Korokke è croccante e saporita, ma non averci trovato la carne mi ha spezzato il cuore.

La birra alla patata dolce è davvero perfetta per accompagnare una cena, ha sia un nota dolce data dalla patata che un retrogusto amaro che ricorda le birre Ipa, è aromatica ed è tra le mie birre preferite.

Ci sono molte birre artigianali da provare e la scelta è ardua, Mika fa un’attenta ricerca su questo tipo di prodotti e sa spiegarvi le caratteristiche di ogni birra, guidandovi nella scelta.

Come portata principale, abbiamo deciso di prendere un Chirashi, che ci è stato servito in un fantastico contenitore laccato e decorato in oro.

Il pesce è davvero molto saporito e fresco, si riesce a sentire dal sapore e dall’aroma ed il riso è ben cotto, peccato che sia piccolo e che sia subito finito. Un piatto semplice il chirashi, il cui segreto è la qualità del pesce che lo guarnisce, perché non ci sono altri sapori estranei se non la salsa di soia ed il wasabi.

Anche se in Giappone non esistono primi, secondi ed antipasti e viene servito tutto insieme, noi siamo abituati a stravolgere questa regola ed ordinare i piatti in sequenza, così per secondo ci facciamo portare degli Yakitori ed un Karaage.

Gli yakitori, che non sono altro che spiedini di pollo, sono molto teneri e succosi, la salsa ha un sapore intenso e persistente al palato, non so se sia secolare come alcune salse Yakitori in Giappone, che vengono rinfrescate di giorno in giorno per anni, ma è piacevole.

Il Karaage sono pezzi di pollo disossati e fritti, molto buoni ed aromatici, ci avrei messo un po’ di aglio in più per dargli una spinta maggiore, ma ognuno ha la sua ricetta, questa in particolare ha una nota dolce che persiste, credo sia stato marinato con il Mirin. 

Per chiudere in bellezza, abbiamo ordinato dei mochi con ripieno di castagne. Sono un dolce tipico in Giappone e quelli freddi sono sempre molto piacevoli per concludere una cena. La parte esterna è morbidissima e si scioglie in bocca e l’intento ha un gusto intenso di castagne. Favoloso!

Un’esperienza davvero molto piacevole da ripetere quanto prima, i prezzi però devo avvisarvi che non sono bassi, infatti per due persone ho pagato 115€. La qualità si paga, peccato che il ristorante sia un po’ lontano da casa.

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