Nuvoletta alle mele con gelato

Allo sbarco di Enea, Ostia antica a tavola

Ci siamo ritrovati a mangiare da “Allo sbarco di Enea” ad Ostia antica in via viale Romagnoli 675, Ostia, con un coupon preso molti mesi fa. Le recensioni online su questo ristorante erano contraddittorie, si passava da quelli che ne parlavano benissimo a quelli che lo appellavano come infimo posto dalla pessima cucina.

Appena entrati nel locale ci è venuta incontro una cameriera vestita come un’antica romana e subito ci siamo resi conto di non trovarci in un comune ristorante.
I camerieri indossavano tutti la divisa da antichi romani e si muovevano indaffarati nell’immenso salone principale.

Il soffitto era rivestito da enormi drappi che un tempo dovevano essere stati bianchi. Questi drappi ricreavano delle onde che si ripetevano per tutto il soffitto e che terminavano ai lati della sala dove il drappo cadeva dritto sulla parete.
Ovunque c’erano riproduzioni di statue romane, grandi anfore marmoree e piastre con bassorilievi incastonati nelle pareti. Su un lato della sala principale c’era un colonnato rosa pallido ornato da capitelli corinzi.
Il pavimento era fatto di mattonelle con forme irregolari, incastonate in una grigia malta e di tanto in tanto delle teche di vetro scurite dal tempo e dall’umidità, mostravano un pavimento sottostante e degli scheletri troppo bianchi ed interi per essere veri.
Molti elementi di arredo del locale davano l’impressione di essere stati messi li un po’ alla rinfusa, come riempitivi per enfatizzare la ricostruzione storica ma la visione d’insieme che ne scaturiva era tuttavia piacevole.
Le sedie erano comode, rivestite di drappi bianchi che le cingevano fino alla base nascondendone la forma, i tavoli ampi coperti da spesse tovaglie tra il grigio ed il beige.

Sul nostro tavolo spiccava il nome e la scritta coupon per due. Ci siamo accomodati ed abbiamo ordinato da bere e scelto primi e secondi da un menù prefissato sul coupon.

Dopo non molto ci sono stati serviti gli antipasti.

Una bella zuppa di fagioli borlotti e cozze, dei piccoli tortini di zucchine tonno e mozzarella, un insalatina di polipo e delle fettine di salmone affumicato.

Il polipo all’insalata era un tantino troppo morbido per essere fresco, di solito quando si ammorbidisce così è perché si tratta di un prodotto congelato.

Il salmone invece era buono, così come i tortini di zucchine e la zuppa di cozze e fagioli che ho mangiato da solo grazie all’allergia di Simona per i frutti di mare.
Anche il pane era fresco, cosa che qui a Roma non è mai scontata nei ristoranti.

Non mi ero accorto che mancava il quinto degli antipasti previsti che Simona aveva già adocchiato sugli altri tavoli.

Stavamo per rinunciarci quando sono tornati i camerieri, avevano un piattino con le nostre alici e di nuovo tutti gli altri antipasti.
Per correttezza gli abbiamo spiegato che a noi mancavano soltanto le alici ma ci hanno comunque lasciato un bis di tortini di zucchine che abbiamo gradito.

Le alici erano fritte e condite con un filo riduzione di aceto balsamico e non erano affatto male.

Quando abbiamo finito gli antipasti la cameriera è tornata per prendere le ordinazioni. Come primo piatto io ho scelto i tonnarelli allo scoglio e Simona i ravioli al sugo di cernia. Per secondo ho scelto un filetto di cernia con le patate mentre Simona la classica frittura mista. Purtroppo quando si ha un coupon bisogna limitarsi a scegliere da un’apposita lista e non si può spaziare su tutto il menù.

Dopo non molto ci sono stati serviti i primi in grandi piatti bianchi a forma di conchiglia. Piatti che in un ristorante normale sarebbero stati kitsch ma allo sbarco di Enea sono perfetti.

Non era affatto male il mio tonnarello allo scoglio, la pasta aveva tenuto bene la cottura ed era anche saporito, certo io non avrei sostituito gli scambi con le cicale di mare, che seppur gustose non sono paragonabili agli scampi. Peccato che come al solito qui a Roma nessuno metta qualche pachino nel sugo per esaltarne il sapore, mi toccherà trovare un ristorante napoletano, per mangiare uno spaghetto allo scoglio come piace a me.

I ravioli di Simona erano più che altro agnolotti, quei mini ravioli con la ricotta, erano ottimi e pure il sugo fresco con i cubetti di cernia non era affatto male, per fortuna ne ha lasciati un po’ anche per me.

Subito dopo i primi ci è stato servito un sorbetto alla mela verde. Un pensiero carino prima di passare al secondo, anche se forse un tantino forte come gusto, avrei preferito quello classico al limone.

Il secondo non si è fatto attendere troppo, la frittura era abbondante e ben fritta, probabilmente anche in questo caso i calamari erano congelati ma è una cosa normale nei ristoranti, sul menù c’è sempre un asterisco che spiega che la frittura di pesce non è fresca, poi con le norme restrittive in fatto di pesca a reti strette, immagino sia ancora più difficile procurarsela fresca.

Il filetto di cernia era veramente buono, con le tagliate a disco, croccanti e saporite.

Per non appesantirci troppo abbiamo preferito evitare il dolce, così ci siamo limitati a pagare l’acqua e la coca-cola e siamo andati a fare una bella passeggiata al lungomare di Ostia.

Prima di lasciare il locale abbiamo studiato il menù appeso fuori per capire se la fascia di prezzo del ristorante potrà spingerci a tornare quando ci verrà la voglia di mangiare del pesce senza spendere cifre astronomiche.
I prezzi non sono proibitivi, sotto la media degli altri ristoranti di pesce, l’ambientazione è originale, la cucina non è male, tutte cose che favoriranno il nostro ritorno in questo “antico” ristorante romano.

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