Nuvoletta alle mele con gelato

La locanda di Tizia e Caio

Quando si arriva al sabato sera senza aver fatto la spesa e senza nessun invito da parte di amici, l’unica soluzione è andare a cena fuori.
Non ci andava di respirare smog e restare bloccati per ore nel traffico del sabato sera romano, così siamo andati in cerca di una trattoria vicino casa che potesse offrire una cena di qualità ad un prezzo contenuto.

Dopo aver litigato una ventina di minuti con la moto credendo che fosse ingolfata mi sono accorto che più semplicemente era andata a riserva e dovevo girare la chiavetta del serbatoio per farla ripartire.
La trattoria su cui avevamo puntato è talmente piena che ci suggerisce di tornare tra due settimane, cos’ mentre girovaghiamo per il quartiere ci ricordiamo di una trattoria che potrebbe fare al caso.

Si chiama La locanda di Tizia e Caio e si trova in Via Mattia Battistini 11, poco lontano dal capolinea della Metro A Battistini.
Fortunatamente c’era ancora un tavolo libero all’interno, che prendiamo nonostante la tiepida serata sarebbe stata perfetta per una cena all’aperto.

Il nostro tavolo era vicino alla veranda, quindi non abbiamo sofferto il caldo ed abbiamo approfittato della calda ambientazione interna.

Come entrée ci hanno subito offerto del prosecco, una ciotolina con una zuppa di ceci al rosmarino ed un pezzetto di pizza bianca.
I ceci erano buonissimi, in parte interi e l’altra parte in una morbida crema, con un intenso aroma di rosmarino che li rendeva un perfetto apri cena rustico da copiare.
E’ raro che una trattoria offra qualcosa che non sia un amaro ai clienti e la cosa ci mette subito di buon umore.

Le pareti della sala interna sono arancio spugnato molto caldo. Sulla parte di fondo della sala ci sono due finestre con balconcino e panni stesi, una bella credenza in legno scuro, una botte da vino ed un tegolato che copre l’accesso al bagno.

Sulla parete destra c’è il dipinto di una casa di campagna con i mattoni, che coincidono con dei veri mattoncini rossi mentre su quella sinistra dei grappoli d’uva penzolano da una finta vite arrampicata su di una struttura di legno.

I tavoli color ciliegio, si sposano con il colore delle pareti che viene richiamato poi dai runner color mattone che coprono la parte centrale del tavolo.
Non c’è tovaglia, ma solo i runner di carta ed il legno vivo ai lati. Le posate sono semplici ed eleganti ed i bicchieri rustici, da trattoria. Anche il colore del tovagliolo è stato scelto con cura, non ci sono quei soliti tovaglioli bianchi ma sono scuri, quasi neri.

Le cameriere sono tutte simpatiche e cordiali, sanno metterti a proprio agio e non si fermano mai.

Dalla cucina si diffondeva un piacevole odore di cibo e pecorino romano.

Dopo il benvenuto la cameriera ci ha portato il menù ed abbiamo iniziato a consultarlo. La cucina romana tipica c’era tutta, matriciana, carbonara, grigia, pagliata, coda e carciofi alla giudia, più tante altre aggiunte non del tutto romane.
Volevamo orientarci su di un secondo e contorno ma poi l’occhio ci è caduto sul menu fraschetteria e da li non si è più staccato.

La pagina recitava cosi:

Per prima cosa ci hanno subito portato l’acqua ed il bicchiere di vino.

La romanella rossa, era secca, bella ignorante, come dicono a Roma, di quelle che è meglio affrontarle a stomaco pieno se ci tieni alla tua salute mentale.
Poi ci hanno portato un vassoio di verdure pastellate e fritte ma mentre lo stavamo mangiando ho visto arrivare da lontano la cameriera con un lunghissimo tagliere di salumi.

Il tagliere era praticamente lungo quanto un lato del tavolo, ed era pieno di salumi.
Ottimo il capocollo ed il salamino piccante e molto buoni anche gli altri tipi di salami, la coppa, il prosciutto ed una specie di bresaola chiara molto magra.

In un altro vassoio ci hanno servito melanzane e zucchine, sia grigliate che gratinate, una ciotola di olive nere snocciolate ed una ciotola di fagioli al sugo.

Infine è arrivato un piatto con le ricottine fresche con miele e noci e delle bruschette semplici all’olio.

Le ricottine erano buonissime e pure le verdure ed i fagioli, l’unica pecca erano le olive snocciolate, sarebbe stato meglio servire delle olive di Gaeta con il nocciolo. Una soluzione meno elegante ma che in una trattoria va benissimo.

Solo l’antipasto ci aveva saziato ma mancavano ancora i due primi.

Io ho ordinato una gricia, Simona invece, la cacio e pepe che a detta della cameriera era la specialità della casa.

La mia gricia aveva un bell’aspetto, era saporita e cremosa ma troppo salata. Colpa del pecorino Romano che ha un gusto troppo intenso. Io sulla matriciana, sia bianca che rossa preferisco usare il pecorino di fossa che è decisamente più delicato.

La cacio e pepe presa da Simona era decisamente più buona, cremosa e non secca, come spesso la servono in molti ristoranti romani. Peccato non poterle chiedere di fare a cambio piatto.

Alla fine eravamo pieni e soddisfatti, felici di aver trovato vicino casa un posto dove poter mangiare bene spendendo il giusto ma forse mancava ancora qualcosa per chiudere la cena.

Così dopo una ventina di minuti passati a guardare la partita, ci siamo decisi a prendere un dolce in due.
Erano finiti quasi tutti i tiramisù fatti in casa e restavano solo alcuni tortini al cioccolato, così abbiamo preso quello con le pere, la ricotta ed il cioccolato.
Il tortino era buono e nemmeno troppo dolce, forse non bellissimo da vedere ma di sicuro interessante.

Il conto è venuto 46€ in due. Un prezzo onesto considerando quello che abbiamo mangiato ed il fatto che siamo pur sempre a Roma.

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