Nuvoletta alle mele con gelato

Asaki, cucina giapponese no stop a Primavalle

Come tanti altri locali cinesi, anche quello nel nostro quartiere si é riconvertito alla cucina giapponese con buffet? Così, con +Simona Polselli abbiamo deciso di provarlo, ora si chiama Asaki, prima non me lo ricordo, ma posso dirvi che a Primavalle é tra i ristoranti cinesi storici e si trova in via Sant’Igino papa 5.

Ci sarebbe molto da dire sul fallimento dei ristoranti cinesi e le colpe sono da attribuire all’eccedsiva ocidentalizzazione che negli anni ha subito la loro cucina qui in Italia. Una costante perdita di identità per fornire al cliente piatti economici e omologati, identici a quelli di tutti
 gli altri ristoranti cinesi. Un po’ quello che succederà in futuro con la dilagante mania di pseudo cucina giapponese e sushi ma non é il caso di discuterne adesso.

Il buffet no stop giapponese costa 15.50€ a pranzo e 17.50€ a cena , i dolci e le bibite sono esclusi ed il sashimi si può ordinare una sola volta. Tutto sommato conviene e quindi possiamo accontentarci.

Ci scegliamo un tavolino laterale visto che siamo tra i primi clienti e la sala é semivuota. Il cameriere ci chiede se vogliamo mangiare Giapponese o cinese e ci lascia i menù.

Cominciamo ordinando qualche antipasto, due zuppe, un po di sushi e sashimi, qualche altra cosetta chiesta da che Simona, un acqua ed una Peroni.
Non conviene ordinare una birra Asahi perché la fanno pagare oro nonostante sia molto simile ad una qualsiasi birra economica.

Il locale é molto semplice, all’ingresso c’é il banco con il cuoco di sushi, la cassa e la cucina, sulla sinistra si accede all’unica sala al momento attiva.

I tavolini sono quelli quadrati piccoli con il top in wengè, le pareti sono bianche e dal pavimento fino ad un terzo dell’altezza sono rivestite di finto legno wengè che termina con una banda rosso pompeiano.

Le luci sono forti, tra lampade e faretti l’atmosfera ne risente, diventando un po’ piatta.
Al soffitto c’é un gioco di travi di cartongessso marroni, rosse e bianche, e tra gli spazi liberi un rivestimento di sottili canne di bambù.

Alle pareti sono appesi dei piccoli quadretti che riprendono scene giapponesi, forse troppo piccoli e radi per riempire tutto quel bianco.
Sul pavimento ci sono i listoni effetto wengè che oggi vanno tanto di moda.

Per prima cosa mi portano la zuppa di miso nel classico contenitore con coperchio che usano per tenerla calda. È una zuppa con tofu ed alga watame, semplice ma buona, peccato che il cucchiaio per mangiarla sia quello di plastica, io preferisco quelli in porcellana.

La zuppa di Simona invece é stranissima, non é liquida come credevamo, sembra un uovo spumoso dalla consistenza semi solida. È molto particolare nell’aspetto e nel sapore e con l’aggiunta di salsa di soia, come suggerito dal cameriere diventa ancora più buona.

La mini insalatina di polipo è ottima, in realtà ci sono solo tre fettine di polipo, il resto sono, brodino, fettine di cetriolo, alghe e fettine di limone.

Dopo ci portano la barca di sushi, gli spiedini di polpette di pesce, i gamberi fritti ed il sashimi.

La barca di sushi esteticamente è bella e pure il gusto non tradisce. L’ingrediente principali del sushi è il riso ed in questo caso sembra ben cotto e abbastanza saporito.

Gli spiedini bianchi di pesce sono davvero strani, hanno una consistenza gommosa ed un gusto particolare, difficile da decifrare, non sembra pesce ne polipo. Ci metto un po’ a capire che mi piacciono. In effetti sono la cosa più particolare di cucina orientale che abbia provato negli ultimi tempi.

Simona ha ordinato dei gamberi fritti con mandorle che sono una vera delizia. Sono accompagnati da una salsa densa e scura che mi ricorda nell’aspetto quella barbecue americana. In realtà si tratta di una salsa agropiccante dal gusto aromatico. Questo piatto è cosi buono che merita un bis nella seconda ordinazione che facciamo subito dopo aver finito anche il sashimi.

Ordiniamo altre sei portate ed il cameriere mi guarda con aria un po’ triste.
Che mettono a fare il buffet se poi uno non può ordinare quanto gli pare e deve sentirsi in soggezione quando ordina tante cose?

Ora la sala é piena, c’é gente che aspetta di fuori ed il servizio é un po’ lento, non vi consiglio di seguire l’indicazione sul menu di ordinare il cibo un po per volta, specialmente se é sabato sera.

Il salmone disegnato sul menù è molto più grande di quello nel piatto. Qui ci sono due fettine sottili grigliate, condite con una riduzione di salsa di soia. Sono buone ma di breve durata.

Anche gli yakitori, gli spiedini di pollo, sono buoni ma così piccoli da somigliare a degli arrosticini.

I gamberi sono buoni come quelli di prima e la tenpura, la frittura di verdure, non é male, forse troppo piccolina e con pochi tipi di verdura.

Per ultimo mangio la ciotola di riso con cotoletta di pollo. Questa volta la porzione é giusta e riesco a saziarmi con un piatto buono ma un po’ troppo salato.

Per fare prima andiamo a pagare il conto alla cassa, sono 44€ in due per una piacevole serata che di sicuro ripeteremo.

Comments

Una risposta a “Asaki, cucina giapponese no stop a Primavalle”

  1. Avatar Sara Di Carlo

    Non conoscevo questo posto… chissà se mai riusciremo ad andare 🙂

    Grazie per esser passato dalle Lunch girls!

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