Barred – cibo gourmet e vini

Dolce alle mele
Barred sala

Abbiamo scoperto Barred grazie al suggerimento di Elisa, un’amica appassionata di cucina che gestisce il blog Kitty’s Kitchen dove potete trovare delle ricette molto interessanti. Alle volte bisogna avere gli amici giusti se si vuole coltivare una passione come quella della cucina.

Barred si trova in Via Cesena 30, praticamente a San Giovanni, famoso e popolare quartiere di Roma e nasce dall’idea di due giovani fratelli Mirko e Tiziano Palucci, con una grande passione per la cucina e per il vino.

Da subito, ci si accorge di un tocco di modernità ed essenzialità dagli arredi scarni e questo grigio spatolato scuro che riveste tutte le pareti del locale. Non ci sono quadri di nessun tipo alle pareti, tranne uno solo, posto sul varco da cui si accede a cucina e bagni. 

Dal soffitto in appositi vani di forma rettangolare, piovono in serie ordinate lampate industrial di corda ed portalampade dorati con lampadine vintage, che non sono disposte sui singoli tavoli ma tutte raggruppate.

Le sedie in legno da osteria sono riverniciate di un celeste misto a verde senza coprire le venature del legno e non hanno cuscini, sono un pò rigide, ma non risultano scomode.

I tavoli sono quadrati in ferro, molto minimal e la verniciatura somiglia ad una zincatura di un grigio scuro. Non c’è apparecchiato niente, nemmeno la tovaglia, tranne un affare metallico che servirà da poggia posate ed un tovagliolo color corda di carta. Va bene il minimal, ma io avrei scelto un tovagliolo di stoffa, che sarebbe stato di sicuro più comodo ed elegante da usare.

Su una parte c’è una grossa lavagna dove sono scritti i piatti del giorno fuori menu, il menù arriva invece su un semplice foglio di carta stampato. Non ci sono tantissimi piatti e questo è un bene per non cadere nell’imbarazzo di una scelta infinita e perché qui si fa attenzione a materie prime e stagionalità. Unica pecca, non è evidente la distinzione tra antipasti, primi e secondi, devi chiedere per capirlo e non ne capisco il motivo.

Su due mensole in legno che corrono lungo la parete di fondo sono esposte molte bottiglie di vino di produttori locali, hanno tutti etichette molto colorate ed artistiche che ricordano un pò quelle delle birre artigianali.

La cucina è visibile da una loggia quadrata ricavata nella parete, da dove è difficile osservare gli chef all’opera.

La luce nel locale è molto piacevole di giorno, perché arriva direttamente dalle vetrate ampie e luminose poste sui due lati esposti all’esterno del palazzo, noi essendo arrivati per primi abbiamo scelto un tavolo posto proprio davanti alla vetrata, in modo da sentirci un po’ all’esterno ma protetti dal traffico cittadino ed il passaggio dei pedoni.

La musica nel locale è un po’ strana e moderna, non proprio di ambientazione, si ascoltano brani rap di gruppi locali che non ho mai sentito prima, d’altronde non sono più un giovane e sono fermo al rock degli anni 70/80 come genere preferito.

I camerieri sono molto gentili e non sembrano annoiati o scocciati come in alcuni locali, dove sembra che ti stiano facendo un favore. Subito ci servno dell’acqua ed i bicchieri eleganti, ci aiutano nelle ordinazioni e ci servono del pane fatto in casa con una ciotola in cui versano olio fatto con sole olive Leccine.

Pane alla cipolla

Il pane è veramente molto buono, fatto con delle farine miste integrali, ha un’ottima alveolatura ed una scorza croccante con una bella infarinatura. Quello alla cipolla è incredibile, mantiene una certa umidità nei punti dove sono presenti i pezzi di cipolla rossa ed ha quel sapore in più che lo rende più interessante rispetto alla versione classica.

L’olio è così buono, tanto da sembrare olio nuovo, ma siamo verso la fine dell’inverno e quindi non è possibile che lo sia davvero, tuttavia ha un sapore così intenso ed una buona acidità che finiamo per far fuori tutto il cestino del pane ancora prima di cominciare.

Per il vino mi sono affidato al locale, chiedendo solo che fosse un vino morbido e non tannico. Quello che mi hanno consigliato e servito è molto piacevole, leggermente frizzante ed asprino al palato, fruttato nell’aroma, con un retrogusto forte ed intenso che arriva dopo e mi ricorda quello del vino di Gragnano che mangiavo da ragazzo con il Panuozzo.

Non è eccezionale, ma mi evoca molti ricordi, quindi decido di farmene lasciare un calice, deve essere un vino naturale, perché questo tipo di retrogusto di solito si ritrova in vini non stabilizzati chimicamente.

Cozze cotiche e limone

Simona non ha preso antipasti, io invece mi sono fatto tentare dalle cotiche con cozze e limone. Sia il piatto che la posata nei toni dell’oro rosso sono molto eleganti. Le cotiche sono morbide e saporite, si sente molto il limone che smorza e rinfresca il piatto e le cozze sono buone, anche se messe un pò da parte nel gusto, fino a che non ne mangi una, non riesci a sentirne il sapore nel piatto. Un piatto piacevole e nella quantità giusta per non rovinare il resto del pranzo.

Io nel cucchiaio oro rosso

Tra un piatto e l’altro arriva sempre la posata nuova e giusta per quello che si sta per mangiare, ricordandosi perfino chi ha ordinato che cosa nel tavolo, devono avere una gran memoria, visto che non hanno scritto niente quando hanno preso le ordinazioni.

Maccheroni al ragù d'agnello

Simona ha preso dei maccheroni al ragù d’agnello, si aspettava fosse un ragù rosso, ma è invece bianco e molto delicato, la pasta è al dente, forse anche troppo dato che rimane un pò tra i denti ed il sapore è delicatissimo, l’agnello ha perso il suo gusto intenso, cosa che a me un po’ dispiace, ma il piatto è piacevole ed ha un aroma fresco che ricorda quello della mentuccia, dato forse anche dall’aneto messo in quantità sul piatto.

Tubetti con fagioli e nduja

I miei tubetti sono invece più interessanti e cotti alla perfezione ed il piatto usato è molto bello. Si sente molto l’acidità che ricorda quella di alcuni pomodori dal sapore intenso, la nduja è presente nel retrogusto ed arriva dopo, dando anche un sentore di piccante sul quale si sarebbe potuto osare di più, i fagioli sono in crema e si sentono a tratti quando ne prendi una parte con il cucchiaio. La salvia, aggiunta fresca tagliuzzata sul piatto, arriva al palato quando ne mastichi i pezzi, completando l’aroma del piatto e donando sulla sensazione di freschezza.

Il piatto nel suo insieme è ottimo ed interessante, credo sia composto con preparazioni diverse, miscelate ad arte alla fine al momento della composizione, questo per lasciare una sensazione diversa ad ogni cucchiaiata, non è la zuppa classica da osteria.

Un bis di pane è obbligatorio, non per fare la scarpetta, perché non abbiamo molto residuo di sugo nei piatti, ma per mangiarlo con l’olio che non è ancora finito.

Petto di vitello con patate e verza

Per secondo ho preso un petto di vitello con patate e verza. Il petto è molto gustoso, ma troppo grasso per i miei gusti, non amo particolarmente mangiare il grasso della carne, tranne in alcune pancette di maiale cotte per molte ore. Il purè di patate e verza è invece ottimo, molto saporito e gustoso e non deve essere troppo difficile da preparare anche a casa.

Convinco Simona a fare scambio piatto e mi dedico allo stracotto che era la scelta che lei mia aveva rubato durante le ordinazioni.

Stracotto di maiale con crema di topinambur

Lo stracotto di maiale si presenta molto bene e la quantità è interessante. La carne è molto tenera, si sfilaccia con la forchetta ed è rimasta succosa all’interno. Se mischiata con la crema di topinambur presente sul fondo diventa ancora più piacevole al palato, prendendo quel sapore intenso in più. Dicono che sia una cremo, ma sento qualcosa di lattoso, per questo l’idea che mi sono fatto è che si tratti in realtà di una vellutata con una buona parte grassa che gli dona tutto questo gusto. Il tocco di classe che rende però questo piatto eccezionale è la grattugiata di rafano sulla carne, riesce a dare una spinta in più, donando un profumo intenso, persistente anche nel naso che ricorda un pò i piatti giapponesi.

Non possiamo andare via senza provare anche il dolce, ne hanno solamente tre tipi, ma pare ne parlino tutti bene.

Tortino con zabaione

Simona prende un tortino con cuore di zabaione ed io una dolce alle mele.

Il tortino di Simona è una semisfera ricorda da uno strato di caramello, teniamo di tagliarlo e romperlo, ma l’operazione risulta davvero complicata, tanto che ad un certo punto esplode facendo fuoriuscire una morbida crema allo zabaglione.

La crema è gustosa e molto ariosa, così delicata da essere piacevole e non stucchevole, il caramello è veramente troppo spesso, si sentono l’amaro della cottura ed il sale, molto presente. Un peccato, perché se fosse stato uno strato sottilissimo non si sarebbe perso nemmeno il sapore del tortino che qui scompare, dietro l’arroganza del caramello.

Dolce alle mele

Il mio dolce alle mele è invece eccezionale e molto elegante. Lo strato di millefoglie di mele è una crema gelatinosa, leggermente aspra e poco dolce che si sposta con un crumble molto saporito in cui si sente un sentore di castagna ed una punta di cannella.

La crema pasticciera è così delicata che un pò si perde ed bisogna concentrarsi per sentirne il sapore.

Sotto è presente una sablès molto gustoso e friabile. Anche in questo dolce si sente il sale che non guasta e dona nel complesso qualcosa in più. 

Il conto è di 91€ in due e lo scontrino, beh lasciamo stare, capisco il momento di difficoltà del Covid, ma poi sono tutti pronti a chiedere i ristori.

Barred
Via Cesena 30
00182 Rome, Italy
Orari: LunSab 18:00–22:30 (Domenica chiusi)
Tel: 06 9727 3382
info@barred.it

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *